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Mia madre

In onda martedì 15 maggio 2012

1958, Cisternino è un piccolo paese in Puglia, uno dei tanti del Sud dove il boom economico proprio non è passato, neanche vicino. Qui vive Nunzia, una bella ragazza che il padre Marino ha cresciuto in modo diverso, con la mente "aperta" e tanta voglia di vivere. È innamorata di Uccio, bracciante dai polmoni fragili. Nonostante le chiacchiere malevole del paese i due si sposano e mettono al mondo tre figli: Lucia, Giacomo e Giuseppe.

Ed è Giuseppe a raccontare la storia della sua famiglia, una storia fatta di emigrazione, di fabbrica e di una difficile integrazione. Uccio, a Cisternino non può continuare a lavorare la terra, la tosse asmatica lo sfinisce, ma il destino dei suoi figli è tutto nelle sue braccia. La sera al bar alcuni compaesani tornati dal Nord Italia raccontano di aver lavorato sodo lassù ma di aver fatto i soldi e di vivere in belle case nuove. Così Uccio prende la sua decisione: è Torino la città prescelta per cominciare una nuova vita; Nunzia lo incoraggia, lo raggiungerà con i bambini appena si sarà sistemato; ma per lei la vita da sola a Cisternino peggiora, tutto il paese le è ostile, la suocera Rosa le rimprovera di aver lasciato andare il figlio e suo padre Marino muore di infarto. A Nunzia non rimane che partire con i ragazzi e raggiungere Uccio a Torino. Ad attenderla però c'è la nebbia, che non è solo quella del Po, è anche quella dei lacrimogeni sparati dalla polizia sui cortei degli operai. Uccio ha trovato una stanza in periferia, una stanza che divide con un'altra famiglia di emigrati, il collega Salvo con la moglie Rosaria e la figlia Tina. Nonostante la sistemazione sia di fortuna, Nunzia non perde il sorriso: iscrive i figli a scuola e si mette a cercare una casa solo per loro. Uccio dopo l'arrivo della famiglia a Torino è più remissivo nei confronti del padrone e in fabbrica subisce l'esclusione dei colleghi che invece vogliono dare battaglia. A difenderlo c'è solo Bartolo il caposquadra, che lo incoraggia ad essere responsabile e a lavorare per i propri figli.

Nunzia vende il corredo e riesce così a trovare una casa tutta per loro. È generosa e quando può aiuta tutti, soprattutto la giovane Tina, a cui copre le uscite con il fidanzatino, finché una sera la ragazza viene violentata. Salvo, il padre di Tina, dà tutta la colpa a Nunzia e al suo atteggiamento "aperto" che ha corrotto la figlia. Tina coraggiosamente denuncia i suoi violentatori, li ha visti bene in faccia. Il processo è feroce, la ragazza passa per provocatrice e istigatrice e la testimonianza accorata di Nunzia non servirà a nulla. Tutto il quartiere si schiera con la famiglia di Tina e Nunzia sarà costretta  ancora una volta a cambiare  casa. Ma il colpo più duro il destino lo deve ancora infliggere: Uccio per salvare un giovane collega sul lavoro, rimane vittima di una pressa difettosa. Nunzia potrebbe fare causa  all'azienda, ma le offrono il posto di lavoro del marito e l'assunzione di uno dei suoi figli quando sarà maggiorenne e nonostante la rabbia che ha dentro, farà la scelta più utile per il futuro dei suoi figli.

1980, Giacomo, Giuseppe e Lucia sono diventati "grandi". Giacomo compie 18 anni: è il momento di entrare in fabbrica come ragioniere, è l'orgoglio di sua madre. Lucia che studia Giurisprudenza, viene tentata dal mondo della moda dove però l'aspettano molte delusioni. Giuseppe invece ha il carattere della madre ed una spiccata dote per la scrittura ma per il resto è un disastro; le cattive compagnie lo inducono a diventare un ragazzo di strada, dove il "fare" conta più del "pensare". Nunzia e la sua piccola famiglia ora si devono scontrare con i problemi di una nuova Italia: droga, violenza e i soliti pregiudizi. Giacomo è un quadro, uno che pensa all'azienda come a un bene collettivo mentre suo fratello Giuseppe, aiutato da un giornalista di cronaca, comincia a scrivere articoli di denuncia sulle minoranze di immigrati dal Sud. Le loro sono visioni lontane, punti di vista differenti che si incontrano e si scontrano sotto lo stesso tetto. Lucia invece sarà preda delle sirene della moda, del mondo luccicante e lussuoso della "Torino Bene".

A tenere le fila della Famiglia Moliterno una donna, sola, coraggiosa, instancabile, una donna dal sorriso e dal cuore grande, il cuore di una madre. Una madre che alla fine vedrà germogliare  i valori seminati in tutti e tre i suoi figli che diventeranno  uomini e donne dalla schiena dritta, come quella dei tanti italiani a cui assomigliano e con cui dividono un passato comune.

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